domenica 22 luglio 2012

Vivere felici. Consigli dal Web


Ecco il mio ultimo articolo pubblicato sulla rivista "Dolce Vita", che trovate in edicola in questi giorni.

Vivere felici si può, anche in momenti di crisi come quello attuale. Magari, come consiglia
Lino Di Spena, sul blog Miglioramente, ottimizzando  “il tempo che abbiamo, migliorandolo in qualità più che in quantità”, perché “imparare ad utilizzare bene il tempo ha un significato profondo, vuol significare vivere bene e con criterio”.
Certo è che combattere contro il malumore e, nei casi più gravi, contro la depressione sono obiettivi che ognuno di noi deve porsi. Esistono diversi siti che danno informazioni su come vincere queste “battaglie”. Su “PsicologiaAmica”, ad esempio, si trovano notizie sui sintomi e le cause della depressione, ma soprattutto sulle terapie da adottare per poterne uscire fuori. Sulla stessa scia si muove “Lean on me”, portale ricco di percentuali sulle varie tipologie di persone afflitte da questo male. Non mancano poi i blog di veri e propri medici, come il dottor Giovanni Soscara, che in un suo post dello scorso gennaio ci spiega il perché ci si deprime spesso nei periodi di festa; o i siti in cui viene indicato il cibo da mangiare per prevenire il malumore (MondoBenessereBlog).
La cosa più importante è, dunque, essere felici. Come? Ciro Imparato suggerisce di seguire il consiglio che Roberto Benigni dà ne “La tigre e la neve”, ovvero sperperare la felicità. Solo così “sarà possibile rendere migliore il nostro mondo, fatto di persone che ci vogliono bene, che incontriamo tutti i giorni, e alle quali non possiamo fare dono migliore che un sorriso e una parola di amore e amicizia”. Secondo Raffaele Cammarata, invece, bisogna eliminare “l’importanza che attribuiamo a noi stessi, alle cose materiali, agli altri”, dando il giusto peso alle cose. Più filosofico appare il giudizio del blogger Leo Babauta, il quale sostiene che non si deve pensare di essere felici facendo qualcosa di diverso da ciò che si fa normalmente, ma anzi “la vita sarà straordinaria se realizzerai che quello che stai facendo è già la cosa migliore di sempre”.
Esistono, poi, pareri più tecnici. Sul weblog che gestisce sul portale del Sole24Ore, il professor Matteo Motterlini scrive che la ricchezza non è un parametro che aumenta la felicità. Questa affermazione è supportata da diversi studi, che hanno evidenziato come al miglioramento degli standard di vita di diversi Paesi occidentali, non corrisponda una maggiore felicità degli abitanti, che dipende da altri fattori, quali “la fiducia, il tasso di disoccupazione, la qualità del governo e la fede religiosa”.
Infine i social network. Su Facebook sono tante le pagine e i gruppi dedicati al tema di cui sopra. “Per tutti coloro che amano la Felicità, che la inseguono e combattono ogni giorno per Lei...sia essa nostra o delle persone a noi vicine e care. VIVA LA FELICITA'!!” è il motto della pagina “Felicità”, che conta più di 7mila “mi piace”. Poca cosa, però, rispetto a “La Felicità va Cercata il Destino va scritto e la Vita va goduta”, che ha al suo attivo circa 150mila fan.

Lorenzo Chiavetta
(lorenzochiavetta@yahoo.it)


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venerdì 25 maggio 2012

C’è voglia di decrescita anche sul Web


Il mio ultimo pezzo pubblicato sulla rivista "Dolce Vita", che trovate in edicola in questi giorni.


Digitando su Google la parola “decrescita” ci troviamo di fronte circa un milione di risultati, segno evidente dell’importanza che questo tema assume per il mondo del Web. I siti sono davvero tanti. Vediamone alcuni.
“Un termine accattivante, nuovo, per definire qualcosa di semplice e naturale: uno stile di vita che vede l’uomo perfettamente integrato nel suo habitat, che privilegia la qualità della vita, fondato sul rispetto di tutti gli esseri viventi”. Così il portale “Esseoesse.network” definisce la decrescita, sostenendo come bisognerebbe distanziarsi dall’economia intesa solo in termini monetari, riscoprendo la partecipazione alla vita, magari relazionandosi “faccia a faccia anziché restare rinchiusi come prigionieri davanti all’elettrodomestico (leggi TV)”.
Decrescita.it, che fa riferimento all’omonima associazione, ha invece come obiettivo quello di creare una rete di persone, sparse su tutto il territorio, che possano promuovere incontri, iniziative culturali-politiche ed esperienze di economia solidale, diffondendo informazioni su pratiche di vita che rappresentano “veri e propri cantieri di decrescita”. Oltre al “Manifesto della Rete italiana per la Decrescita”, sul sito si trova una sezione dedicata ai “Libri consigliati” e un’altra denominata “Files”, in cui è possibile scaricare, gratuitamente, tutta una serie di documenti sull’argomento. E non è finita.
“Noi siamo veramente liberi!” è il motto che campeggia in alto nella homepage di “Decrescita Felice Social Network”, portale che dispone, tra l’altro, di una pagina Facebook ,con quasi 6500 fan. Il suo scopo? “La raccolta, la rielaborazione  e la diffusione di notizie che riguardano la Decrescita in tutti i suoi aspetti”, dando spazio alle riflessioni e ai commenti dei lettori.
Numerosi sono anche i blog. Come “Laboratorio Itinerante della Decrescita – Roma”, dove vengono riportati, tempestivamente, articoli ed eventi sul tema in questione. Oppure “Sostenibilità, Decrescita e Democrazia”, di Peppe Carpentieri, un weblog molto più personale, i cui post, scritti dallo stesso autore, sono ricchi di critiche e proposte per migliorare la nostra società.
Infine va segnalato il portale del Partito per la decrescita, soggetto politico indipendente che lotta per il miglioramento delle condizioni di salute della Terra, promuovendo l'adozione di uno stile di vita meno legato al bisogno di possedere e più indirizzato alla tutela dell'integrità ambientale.

Lorenzo Chiavetta
(lorenzochiavetta@yahoo.it)

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venerdì 23 marzo 2012

Droghe leggere: la Rete informa

Il mio ultimo articolo pubblicato su "Dolce Vita - stili di vita alternativi", in edicola dal 16 marzo.



Favorevoli o contrari alla legalizzazione delle droghe leggere? Sul Web il dibattito è quanto mai acceso. Scrive Boss Robot, su un forum di Yahoo: “Favorevole, fermo restando che si dovrebbero fare delle campagne sui mezzi di comunicazione per spiegare i pericoli”. La pensa diversamente Alessandro: “Contrario. La droga è una piaga, in ogni sua forma. Porta con sé enormi problemi di squalificazione sociale e pauperismo”, favorendo “la criminalità diretta e indiretta (anche più dell'alcool)”. Le tesi sono quindi divergenti, anche se, tra i giovani, una percentuale più alta sembra schierarsi a favore.
Ma la Rete informa sull’argomento? Sì, con siti specifici e dettagliati. Un esempio è “Osservatorio Droga”, rivista online costantemente aggiornata diretta da Fabio Bernabei; o legalizziamolacanapa.org, che fa riferimento all’Associazione per la Sensibilizzazione sulla Canapa Autoprodotta in Italia e che dispone, tra l’altro, di un spazio in cui le vittime della “legge Fini-Giovanardi possono inserire le loro testimonianze”.

“Droga e dipendenze: Che fare?”, invece, è il titolo di un blog dove vengono riportati “articoli e link sui temi delle dipendenze”. Un po’ come Sostanze.info, che ogni giorno pubblica pezzi “di interesse generale sulle sostanze psicoattive”, offrendo un servizio di domande e risposte anonime su problemi legati all'uso e all'abuso delle sostanze.

Più istituzionale il sito dell’Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori), che ha al suo interno un apposito canale denominato “Droghe”. Per chi invece volesse saperne di più su come funziona la legislazione olandese al riguardo, basta andare su www.olanda.cc, cliccare a sinistra “Politica e istituzioni olandesi”. Se si desidera, invece, una scheda più dettagliata sulla storia della cannabis è meglio visitare la pagina web “Disinformazione.it – Oltre la verità ufficiale”.
Uno dei portali più completi sembra essere, poi, fuoriluogo.it, che comprende: Rassegna Stampa (articoli di archivio sulla canapa estratti dallo stesso portale), collegamenti sulla canapa, canapa terapeutica e la scheda sulla sostanza.
C’è anche un partito politico che si batte, con forza, per la legalizzazione della canapa: il Movimento Liberale Antiproibizionista (www.liberaliantiproibizionisti.org), il cui statuto è scaricabile online. Anche se non va dimenticato l’operato dei liberisti per antonomasia, i radicali italiani, che sul proprio sito danno un ottimo rilievo alle loro battaglie – ormai più che trentennali - per la legalizzazione delle droghe leggere.
Infine, i social network. Anche qui il tema è sentito. Un esempio per tutti, la pagina fan “500.000MILA FIRME X LEGALIZZARE LA MARIJUANA FATELO GIRARE”, che, seppur lontana dal traguardo prefissato, conta quasi quattordicimila “mi piace”.
Lorenzo Chiavetta



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venerdì 24 febbraio 2012

I voti alla quattordicesima puntata di Servizio Pubblico



Celentano c'è?


Maurizio Belpietro: voto 7.
Prima volta a "Servizio Pubblico" per il direttore di "Libero", spesso presente nelle scorse edizioni di "Annozero". Il voto è alto e meritato. Inizia sostenendo che a Sanremo comanda solo lo spettacolo, e definisce il battibecco mandato in onda tra Mazzi e Mazza una 'sceneggiata'. "Celentano l'hanno voluto, sapevano chi era e poi ha semplicemente detto quello che ha sempre sostenuto in altre trasmissioni". La Rai è riuscita a fare ascolti, quindi ha portato a termine il suo obiettivo. In fondo, il festival è finito da diversi giorni, eppure ancora si parla del Molleggiato, che, a parere di Belpietro, non verrà assolutamente sanzionato. Per evitare le pressioni politiche, il giornalista propone la privatizzazione della Rai, e a chi rimpiange la Prima Repubblica risponde: "Non è vero che c'erano tre reti con voci diverse: casomai, con voci di tre partiti diversi". Non ha tutti i torti. "Era la partitocrazia che governava la Rai: si assumeva quasi esclusivamente per criteri politici". Cosa innegabile, tanto da far scattare un applauso (chi l'avrebbe mai detto? Belpietro applaudito da Santoro). E ancora: "E' servizio pubblico 'Ballando con le stelle', con i mega compensi a Vieri e Rivera dati in un periodo di crisi come questo? o 'L'isola dei famosi'?". La risposta la sappiamo tutti. Chiosa finale: "Se la Rai non smonterà la struttura che ha in mano oggi, non potrà mai essere competitiva con la concorrenza".

Lucia Annunziata: voto 5,5.
"Alla Rai hanno preferito far finta di non saper fare il proprio mestiere pur di non prendersi le critiche sulla vicenda Celentano". La conduttrice di "In mezzora" inizia così. Poi dice che l'offerta proposta dalla sua azienda è comunque migliore di quelle di Mediaset e La7. A suo avviso la Rai non è quindi da buttare, però, certo, ci vorrebbe un buon manager, anche se, ribadisce, il suo stato  - penoso - attuale dipende anche dal fatto di essere stata controllata, per diversi anni, dal padrone della concorrenza. Spera che Monti riesca a ristabilire un po' di ordine nella tv pubblica, magari con un "governo tecnico in Rai". Tirate le somme, è l'ospite che più difende la Radio Televisione Italiana. Poi un pensiero su "Avvenire" e "Famiglia cristiana", che a lei piacciono, perché sono giornali coi "contro...". Sarà. Su Celentano ha le sue riserve: difende la sua libertà di parola ma si arrabbia per le critiche alla "corporazione dei media", visto che "non esiste alcuna casta dei giornalisti". Infine, la frase sui gay: "Avrei difeso Celentano anche se avesse detto che gli omosessuali vanno mandati nei campi di sterminio". Meglio stendere un velo pietoso.

Norma Rangeri: voto 6,5.
La realtà, per la direttrice de "il manifesto", è che la Rai è ipocrita, tutto qui. La presa di distanza dal "ragazzo della via Gluck" si spiega con le invettive dell'artista contro la chiesa e i giornali cattolici. E pensare che il grido d'allarme viene da una persona profondamente credente. Forse è proprio per questo che l'effetto delle sue parole sugli spettatori a casa è stato così forte. Il servizio pubblico, sostiene,  "somiglia sempre più a Mediaset: fa un prodotto volgare, non informa". Frase, questa, mal digerita da Lucia Annunziata. Sul finale, la Rangeri lancia anche una frecciatina all'attuale premier, che "non ha detto una parola sulla riduzione del fondo per l'editoria". Per tale motivo pensa che Monti si disinteresserà, a pari modo, con la Rai.

Corradino Mineo: voto 6,5.
Uno dei giornalisti più in gamba sulla piazza. Basti vedere come, con pochissime risorse, abbia fatto diventare RaiNews24 un servizio di qualità e di informazioni attendibili. La sua teoria su Celentano è questa: "E' stato fortemente voluto dai vertici, anche dalla Lei. Poi ha attaccato i giornali cattolici ed è arrivato il panico". La querelle poteva essere evitata. Bastava dire: "I giornali devono vivere e Celentano può dire quello che vuole". Punto. La Rai deve essere libera dal pensiero unico, "i direttori di rete sono senza potere". Da anni "stiamo copiando il sistema delle reti televisive di Berlusconi". Ci vuole un buon investimento statale, oltre che un forte recupero dell'evasione.

Massimo Bernardini: voto 5.
Il giornalista cattolico parla inizialmente dei dati di vendita degli spot della Sipra, evidenziando come i break pubblicitari, nelle serate in cui si è esibito Celentano, hanno fruttato molto più denaro del solito. Dati alla mano viene dimostrato, quindi, che i picchi d'ascolto si sono avuti, in gran parte, proprio col cantante lombardo. Anche lui, come un po' tutti in studio, è critico nei confronti della Rai, colpevole di "non decidere la propria vocazione", e ce l'ha col cantante, che ha invocato la chiusura dei giornali cattolici. Nonostante le argomentazioni in studio, ribadisce i successi della sua azienda, negli ultimi mesi, contro il Biscione. Appare discutibile, invece, il suo pensiero su Dario Fo, Franca Rame e lo stesso Celentano: "Sono grandi vecchi che non sanno leggere la realtà: il coraggio non si recupera con loro".


Carlo Freccero: voto 9.
Grande autore, grande giornalista, grande esperto su tutto ciò che concerne il panorama televisivo. Da dipendente Rai, è stupito che essa non sia capace di difendere i successi di casa, e al riguardo ha una sua teoria: è tutta colpa di un "complesso di inferiorità rispetto agli altri media". Forse ha ragione. Freccero è anche arrabbiato, perché per il festival "hanno chiamato tutti personaggi esterni all'azienda: come Geppi Cucciari (La7) e Luca&Paolo (Mediaset)", come se non ci fosse alcuna persona "interna" spendibile. La censura è cosa "mortale". L'editto bulgaro sembra non aver insegnato nulla, ma è da lì che è iniziato il degrado. Freccero rimpiange il passato: "Una volta, in Rai, c'erano tre punti editoriali, seppur con tutti i i loro difetti. Oggi non è così. Vogliamo una rete cattolica? Va bene, ben venga. Ma facciamone una anche laica!". Toccherebbe, anche, differenziare i contenuti, visto che la tv attuale "porta all'Alzheimer". Divino. A suo dire, quando Celentano, nel suo monologo, parla di Inferno è come se invocasse una sorta di rivoluzione dal basso. Dopo aver sentito l'editoriale di Travaglio, afferma: "In Rai non sarebbe stato possibile ascoltarlo". Ricorda, infatti, che quando lavorava con Luttazzi si scatenava un casino ogni qual volta si toccava un tema religioso.

Antonio Di Pietro: voto 7,5.
L'unico politico presente in studio (togliendo Rizzo Nervo, che compare in veste di consigliere Rai dimissionario). L'ex pm esprime solidarietà a Celentano, sostenendo che "non ha diffamato nessuno, ha detto solo la verità". Non è forse vero che "ci sono due Vaticani? uno dei poveri cristi e uno dello IOR?". E poi, è falso dire che la gente ha una gran voglia di cambiare la legge elettorale? Tutte tesi veritiere, "scomode per chi controlla il servizio pubblico". Il paradosso sta nel fatto che la Rai sia "controllore nominato dal controllato". Il leader dell'Idv non vuole la privatizzazione, perché il servizio pubblico "è dei cittadini che pagano il canone". E proprio per questo vorrebbe che fosse il cittadino a scegliere chi mettere ai vertici. Chi amministra la Rai non dovrebbe avere nulla a che fare con la politica. "Bisogna cambiare la Gasparri oppure far ritirare dal Cda i membri della cosiddetta opposizione", creando notevoli intralci alle imminenti nuove nomine. Appare chiaro il destinatario di tale invito: il multiforme Pd di Bersani. Di Pietro si augura, inoltre, che anche la società civile, a tal riguardo, faccia il suo, magari occupando, fisicamente, piazza Montecitorio. Qualche commento negativo arriva poi per alcuni giornalisti, rei di aver rinunciato a fare il loro mestiere per diventare "servi" di una parte politica.

Nino Rizzo Nervo: voto 6.
E' cresciuto nella Rai e sa bene che, nemmeno negli anni del predominio democristiano, "si sarebbe mai mandato un commissario in trasmissione". Al contrario di molti presenti in studio, crede che la dirigenza non volesse affatto il molleggiato in trasmissione. A suo avviso la scelta è stata imposta da Morandi e da Mazzi. Insomma, Celentano sarebbe stato "subito dalla Rai, così come è successo con 'Vieni via con me' e 'Annozero'". L'azienda vive alla giornata. Non difende i suoi successi. Non lo ha fatto nemmeno con Saviano. Il motivo? "La decadenza professionale e l'incapacità di chi la governa, oltre che le forti pressioni esterne". Rizzo Nervo si è di recente dimesso, perché "non c'è alcun segno di discontinuità nell'azienda".

Adriano Celentano: voto a vostra scelta.
Non me la sento di dargli un giudizio secco. Dico solo che mi sono piaciuti i contenuti dell'intervista, meno il fatto che fosse tutto preparato (si è avuta l'impressione che leggesse su un gobbo). Se vi va, dite la vostra con relativo voto, lasciando un commento al post.

Dario Fo e Franca Rame: voto 7.
I due artisti difendono Celentano, sostenendo che egli "parla per allegoria, con i suoi ritmi e le sue pause. E' un autore che trasforma la banalità in arte". Chi lo critica è un ipocrita, e ce ne sono tanti anche nella "sinistra". La contestazione dell'Ariston, per i coniugi lombardi, è stata organizzata. Poco altro da aggiungere, ma averli in collegamento è comunque un bel colpo per la trasmissione.

Stefano, lavoratore Rai "indignato": voto 8.
E' preoccupato, come i suoi colleghi, per il bilancio e la situazione editoriale dell'azienda. "Tutto viene appaltato fuori, anche la realizzazione dei prodotti, come ad esempio le riprese esterne: così si perde la funzione di servizio pubblico". Il lavoratore evidenzia anche i tagli che sono stati fatti al personale e critica le spese di consulenza. Inoltre, anche le infrastrutture, a quanto pare, stanno per essere cedute (probabile una vendita di RaiWay), quando in Mediaset, tuttora, avviene l'opposto. Assurdo.

Gianni Dragoni: voto 7.
La Rai ha bruciato i suoi conti negli ultimi anni, accumulando "trecento milioni di debiti". La pubblicità è in calo, Mediaset ne detiene il triplo e ha pure meno dipendenti. Se l'azienda di Stato fosse privatizzata, perderebbe il canone, ma potrebbe aumentare le entrate derivanti dagli spot. C'è anche un'ipotesi di privatizzazione parziale, ovvero di una sola rete. Tipo BBC, che è in attivo con enormi ricavi e che, ciononostante e incredibilmente, è stata di recente criticata per presunti sprechi!

Marco Travaglio: voto 7.
Non c'è molto da estrapolare dal suo editoriale. Più che altro perché dice molte cose dette più volte durante la serata. Interessanti sono le citazioni negative - e in alcuni casi denigratorie - dei politici del Pdl e della Lega nei confronti di "Famiglia cristiana": al confronto le parole di Celentano sembrano miele. Eppure nessuno si è lamentato. Il vicedirettore de "il Fatto" definisce la Rai una "succursale del Vaticano". Ad esempio, "la Lei è molto amica di Bagnasco e di Bertone; il direttore di RadioRai è vicino al clero". Poi parla della lettera di Viganò a Bertone e ricorda lo scoop del giornale su cui scrive sulla lettera in cui si parlava di una probabile morte del papa entro dodici mesi. "I mass media di tutto il mondo ne hanno parlato, in Italia pochi giornali, tra cui 'Libero', che ha titolato 'Travaglio 'uccide' il papa'. Il Tg1, in 13 secondi, ha citato la smentita del Vaticano, senza però dare la notizia". E poi si parla tanto di codice etico della Rai, che non è stato utilizzato, però, con Minzolini ("né per la vicenda della carta di credito né per Mills 'assolto' ").


Michele Santoro: voto 7,5. 
Entra accompagnato dalle note del Molleggiato. E' felice perché un giudice ha appena ordinato il ritorno al lavoro per gli operai di Melfi, ma preoccupato per la condanna di Corrado Formigli e della Rai, citati in giudizio dalla Fiat dopo aver mandato in onda, ad "Annozero", un servizio ritenuto diffamatorio. Ai due soccombenti vengono richiesti diversi milioni di euro - sette per la precisione - di risarcimento. "E' una sentenza enorme, che se confermata potrebbe stracciare la vita di un giornalista". La cifra è davvero fuori dalla norma, se si considera che "chi perde un figlio per azioni di terzi può ottenere al massimo 300mila euro di indennizzo". La sentenza deve essere equa. Il diritto di critica, o meglio, la necessità di critica va salvaguardata. Santoro è comuque convinto che in appello l'esito sarà diverso. Chissà, invece, se "Marchionne pensa che la Fiat risulti più simpatica dopo tale sentenza". Se l'azienda torinese ha avuto problemi economici, negli ultimi anni, è anche a causa dei modelli proposti, "presentati, però, dalla stampa come sempre vincenti", dunque senza critiche. Ma senza critiche il paese invecchia, così come i colossi industriali. La Rai, ad esempio, morirebbe subito. Per questo "ha bisogno di pensieri diversi, di Adriano Celentano, di artisti che si esprimono liberamente". Ciò comporta dei rischi che bisogna correre, perché rappresentano il prezzo del vero servizio pubblico.
Il reportage video sui retroscena della kermesse sanremese è interessante: l'inviato Stefano Bianchi riporta diversi pareri su Celentano e non, da parte della gente comune, dei dirigenti Rai (Paglia, Marano), di Sgarbi, di Gianni Morandi, di Papaleo (che definisce "brutto" l'ultimo ventennio), degli stessi cantanti e altri ancora.
Ottima l'idea di dedicare una puntata, più che a Celentano (a cui è intestato il titolo), alla Rai e al servizio pubblico, con tutti i loro problemi.
La scelta degli ospiti non è male: sono tutti giornalisti, salvo Antonio Di Pietro, di cui si poteva fare a meno (non perché dica cose sbagliate, anzi, ma perché la presenza di un politico non mi è parsa consona alla serata).
Infine le candidature a direttore generale della Rai. Dunque, se davvero, come è stato detto durante la trasmissione, si candidasse Santoro - e, perché no, pure Freccero - saremmo tutti felici: almeno si presenterebbe gente con un curriculum serio alle spalle, che ha lavorato all'interno dell'azienda, evitando così le solite nomine politiche. Ma Beppe Grillo? che c'entra? A che titolo dovrebbe essere candidato? Forse l'idea del sondaggio è stata una boutade che si poteva evitare (anche se ha suscitato grande entusiasmo tra il pubblico della rete).

Vauro: voto 7,5.
"I ministri hanno messo online i loro redditi. Tanto per farci crepare di invidia".

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venerdì 17 febbraio 2012

Il viaggio: solo un piacere o anche un dispiacere?



Viaggiare significa scoprire nuovi luoghi, nuovi linguaggi e, perché no?, usi e abitudini di persone che consideriamo distanti – non solo fisicamente - a noi. Ecco perché se mi chiedessero di definire tale azione con due semplice parole direi che viaggiare è conoscenza e cultura insieme. Nell’antichità lo si faceva spesso, alla ricerca di nuove terre da colonizzare. Penso all’impero romano, che nei suoi mille anni di storia riuscì ad allargarsi un po’ in tutto il mondo allora conosciuto; a Marco Polo e il suo incredibile viaggio in Cina; ma anche, con la fine del Medioevo, a Cristoforo Colombo, che con le sue navi partì alla volta dell’America (pur essendo, il suo obiettivo, quello di raggiungere le Indie); o alla scoperta dell’Antartide, il continente di ghiaccio, avvenuta ufficialmente nel 1820. Oltre alla curiosità, anche l’avventura ha spinto - e continua a spingere tutt’oggi - a intraprendere dei viaggi per alcuni impensabili. Giovanni Soldini, per dirne una, ha circumnavigato l’intero globo terracqueo con la sua barca a vela, mentre Walter Bonatti, nel 1954, fece parte della spedizione che scalò il K2. Il cinema, poi, ha avuto spesso come tema di riferimento il viaggio (si pensi a “Easy rider” o “I diari della motocicletta”), così come la letteratura (“Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne è solo un esempio tra i tanti). Fin qui si è parlato dei viaggi degni di nota, che hanno un posto nella storia. Oggi siamo nel terzo millennio e di certo continuano ad essercene fuori dalla norma come quelli sopracitati, seppur con scopi diversi. Ma, principalmente, se un giovane del 2012 abbandona temporaneamente la propria terra d’origine, lo fa per visitare città turistiche, come Parigi, Roma, Londra, Barcellona, New York. Vedere di persona famosi monumenti, scattare foto, la soddisfazione di tornare a casa e poter dire “Io lì ci sono stato”: sono tutte esperienze che, gran parte di noi, anela di poter vivere almeno una volta nella vita. E non solo: oltre ai luoghi da esplorare, ci sono anche determinate situazioni, inerenti la modalità del viaggio, di cui si può portare un pessimo o un buon ricordo per tutta la propria esistenza. Come le discussioni con la persona seduta accanto a noi in aereo; o magari una nottata passata in macchina, sull’autostrada (speriamo non la Salerno – Reggio Calabria), a parlare delle proprie vite dandosi il cambio al volante. Poi ci sono i viaggi in treno, ed è qui impossibile non menzionare gli emotivi (nel bene e nel male) viaggi dalla Sicilia verso il “continente”, che purtroppo, con l’ultimo orario ferroviario, sono stati fortemente ridimensionati (dalla Trinacria si può arrivare al massimo fino a Roma, visto che sono stati cancellati tutti i convogli diretti a Torino, Milano e Venezia, proprio nell’anno del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia). Ma il viaggio è solo un piacere? Certamente no. Gli incidenti avvenuti in volo, i deragliamenti o il recente disastro della Concordia all’Isola del Giglio ne sono la prova. Senza dimenticare poi coloro i quali, per lavoro, sono costretti a spostarsi tutti i giorni in condizioni disarmanti. Sto parlando dei cosiddetti pendolari: c’è chi rimane imbottigliato per ore sulla tangenziale prima di poter giungere a destinazione; e chi, peggio ancora, è costretto ad utilizzare il treno, stipato con altra gente in sovrannumero su carrozze dell’immediato dopoguerra, veri e propri carri-bestiame che, tra l’altro, danno, il più delle volte, l’impressione di andare a carbone (nel nostro Sud, poi, abbiamo in circolazione i treni più brutti d’Italia … altro che Freccia Rossa e Freccia Argento!). “Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno”. Guy de Maupassant, che scriveva queste parole nella seconda metà dell’800, non aveva poi tutti i torti. Solo che, in alcuni casi (vedi i pendolari), la realtà inesplorata, più che un sogno, può diventare un incubo.

Lorenzo Chiavetta

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sabato 11 febbraio 2012

I voti alla tredicesima puntata di Servizio Pubblico


Uscita di sicurezza.


Giulio Tremonti: voto 6.
E' contento di essere in studio e di poter parlare di "Uscita di sicurezza", il suo ultimo libro, dove ha scritto (lo rimarcherà fino alla nausea) ciò che ha sempre detto in tutti i vertici internazionali in cui è stato invitato. "La crisi del '29 si ha quando si specula sui terreni della Florida, dunque è di natura immobiliare, proprio come l'ultima del 2008". Dopo Wall Street, "i problemi economici passano dalla finanza alle famiglie, con un notevole aumento della disoccupazione". A risolvere tutto ci pensa Roosevelt, che divide le banche in speculative e non, investendo nella costruzione di opere pubbliche. Fatta questa premessa storica, Tremonti critica i derivati, che "hanno natura speculativa" (ma va?), e cita il candidato alle presidenziali francesi Hollande, che ha detto che le banche devono sottostare alla finanza. In questo momento sembra che le acque si siano calmate. In realtà, "c'è tregua finanziaria, perché la Bce stampa moneta dandola alle banche all'1%; queste ultime, però, prestano il suddetto denaro ai cittadini, con tassi molto più elevati". Non va bene. Nel libro Tremonti sostiene che la discesa in campo dei tecnici potrebbe rappresentare un "fascismo bianco, ovvero un fascismo di nuova generazione". La fase in cui ci siamo è drammatica, "l'umanità non ci si è mai trovata". Tutto, a suo dire, è cambiato con la caduta del muro di Berlino, dopo la quale si è ridisegnato il mondo, "con nuovi criteri di commercio globale". Con lo sviluppo dei paesi dell'Asia, poi, i cambiamenti sono stati ancora più veloci. Il merito è anche di Internet: è qui che la finanza trae la sua ricchezza. Sulla politica dice che essa ha lanciato la globalizzazione, per poi rimanerne vittima. Lui, comunque, "già nel 2006" aveva previsto la crisi, e non rimpiange nulla del suo operato da ministro. Gli eurobond, dice, potrebbero essere una soluzione per rilanciare l'economia dell'euro, ovvero quella moneta che "è nata dall'unificazione delle due Germanie". Il problema è che si è creata una moneta unica, senza prima sistemare i bilanci dei 27 paesi membri dell'Ue. La conseguenza è che oggi non abbiamo più una valuta nostra. La Grecia è sull'orlo della bancarotta, ma non la si aiuta con le politiche di rigore ("più stringi e peggio è"). Bisogna incrementare gli investimenti. La politica, comunque, tornerà presto protagonista. La gente ha capito che c'è un esagerato dominio della finanza e che le banche hanno troppo potere. Se continuiamo così, la ricchezza si mangerà le nazioni, per poi sopperire a se stessa. Oggi non esiste più un'economia nazionale, bensì europea o mondiale. Sul debito pubblico, Tremonti dice che non è vero che si è innalzato negli ultimi governi: "Da Ciampi in poi è sempre diminuito". A me non risulta. Su Monti ha un giudizio positivo, tanto da far sua la dichiarazione in cui dice che la Germania deve fare di più.
Sulla vicenda Milanese, l'ex ministro non ha voglia di discutere. Si limita solo a dire che "non ha mai violato la legge e che ha sempre devoluto ciò che ha guadagnato e guadagna con la politica in beneficenza".
Nel corso della serata più volte esalta le tesi socialiste europee. Fa pure il simpatico, con delle battutine che ottengono qualche applauso; mentre è spesso evasivo nelle risposte alle domande che gli vengono poste.

Paolo Mieli: voto 7.
L'ex direttore del Corriere è senza dubbio il personaggio più saggio presente in studio. Afferma che ciò che sta succedendo in Grecia potrebbe avvenire anche in Italia, e poi in tutta Europa. "La politica avrebbe dovuto porre dei freni alla globalizzazione e alle banche, ma non l'ha fatto, perché distratta. E non solo in Italia". Si pensi agli Stati Uniti, da cui è partita la crisi. Mieli ricorda che c'è stato un tempo in cui Tremonti "veniva considerato come Monti", ossia l'uomo che avrebbe potuto traghettarci al post berlusconismo, senza l'ausilio dei tecnici. Secondo quanto riferito da Bruno Tabacci, però, l'ex ministro si è rifiutato di fare il "Badoglio" della situazione (Mieli sostiene che ha fatto bene). La crisi della politica si è avuta prima di quella economica, già con la caduta della Prima Repubblica. Il fatto è che avremmo dovuto fondare prima un'Europa politica e poi economica, cosa che non è avvenuta. Abbiamo firmato dei patti per il rientro del debito pubblico, che non abbiamo mai rispettato. Anzi, il debito è aumentato.Il risultato è che la sovranità dell'Italia è oggi detenuta dall'Ue, o meglio dalla Germania.
Non manca una frecciatina - giustissima - al centrosinistra, "che in questi giorni pensa solo a quale banchiere debba essere il candidato premier alle prossime elezioni" (se questa è una sinistra...).

Enrico Mentana: voto 6.
Non esiste una politica di destra o di sinistra in appoggio alla finanza. La colpa della degenerazione attuale, Mentana la attribuisce alle politiche di fine anni '90 di Blair e di Clinton. Sembra che la crisi sia una cosa nuova, ma già nel 2003-2004 si affermava che il capitalismo si sarebbe mangiato la società. Su Berlusconi dice una cosa scontata: "E' chiaro che è stata l'Europa a volerlo mandare via, e che oggi siamo commissariati". Poi un parere sull'attuale governo: "I tecnici vanno più forte della politica. C'è il rischio che la gente si chieda se la seconda serve più a qualcosa, considerato inoltre che le scelte devono oggi essere sempre condivise - se non impartite - da Bruxelles". Sul finale il giornalista pone tutta una serie di domande a Tremonti, del tipo: "Come dovrebbero essere ridisegnate la Bce e le banche nazionali? A cosa serve la Banca d'Italia oggi?". Le risposte non sembrano esaustive.

Emanuele, ricercatore di Oxford: voto 7.
Rieccolo in un studio, una settimana dopo. Il giovane è in gamba, critico e spigliato al punto giusto. Ha letto il libro dell'ex ministro dell'Economia, e ci tiene a dire la sua. Vorrebbe una forte regolamentazione della finanza, e su questo si trova d'accordo con Tremonti. La sua proposta, per far fronte all'abbassamento della domanda, prevede una migliore ridistribuzione della ricchezza, considerato che non abbiamo mai avuto una tassazione adeguata. Infatti, "dove la tassazione è progressiva, come in Svezia, la crisi è stata minore".

Luca Casarini: voto 7.
Il suo bersaglio, per tutta la serata, sarà il politico di Sondrio. Lo attacca a più riprese. "Se avete sempre saputo che ci sarebbe stata la crisi, perché la negavate? Perché dicevate che i conti era apposto?". Bella domanda. Non è d'accordo quando si sostiene che la politica sia ostaggio della finanza. Per il leader no global esse sono un tutt'uno. I cittadini si sono impoveriti per colpa loro. E poi, "non esistono governi tecnici in quanto tali" (vero: si guardi alla maggioranza politica che regge l'attuale esecutivo). Casarini vorrebbe una semplice cosa: che chi ha sbagliato paghi veramente. Non esiste il capitalismo buono e quello cattivo. La crisi è sistemica, cioè causata da un sistema nel suo complesso, che include politica e sindacati. Visto il fallimento di questi ultimi, è nostro dovere "riprenderci la nostra vita dal basso".

Laura e Antonella, imprenditrici: voto 8,5.
Le due donne ricordano come Italia ci sia la tassazione sul lavoro più alta d'Europa, stipendi bassi e costi di banche e assicurazioni alle stelle. La competitività, in uno scenario del genere, non può che essere scadente. Laura ha un'azienda di famiglia, ma sta chiudendo i battenti, spostando la sua attività in un paese dell'Est. "Qui non posso più pagare i miei dipendenti. Sono obbligata, per poter reggere la competitività". E' molto arrabbiata con i politici: "Ma se tutti sapevano della crisi dieci anni fa, come mai i governi non hanno mai fatto nulla per mettere in sicurezza le piccole e medie imprese, che sono il 94% del totale nel nostro Stato?". In effetti, ha ragione: si è lavorato quasi esclusivamente per salvaguardare colossi come Fiat o Alitalia. Per Antonella, invece, i fatturati, dall'avvento della crisi, sono scesi del 30%. Si lamenta perché i clienti pagano in ritardo, mentre i fornitori vogliono i soldi tempestivamene. Come si fa quindi ad andare avanti? Rivolgendosi alle banche, che però non aiutano: "I soldi non ce li danno, ci considerano inaffidabili". Tutto vero.


Giovane ragazzo di destra: s.v.
Critica Tremonti per i tagli alla crescita. In questi anni il debito non è stato messo in sicurezza e ci sono stati troppi controlli fiscali alle imprese. Null'altro da segnalare.

Inside Job: voto 10.
Un film da proiettare nelle piazze di tutta Italia.Vengono mostrati alcuni retroscena molto interessanti su banche e agenzie di rating, descrivendo una realtà di cui si sa poco. Ciò che emerge è un'avidità senza pari, ma anche un mondo dedito alla droga e alla prostituzione. Le immagini che ritraggono i senatori americani mettere sotto inchiesta i manager della Goldman Sachs, poi, sono un qualcosa di esilarante e di impensabile allo stesso tempo: in Italia ciò non succederebbe mai. Il meccanismo dei voti dati dalle agenzie di rating, invece, si mostra alquanto contorto. Ci sono banche che sono fallite con la triplice A. Strano, no?


Gianni Dragoni: voto 7,5.
Per prima cosa chiede a Tremonti perché, nei tanti anni che è stato al governo, il debito pubblico è cresciuto. Poi parla delle buste paga degli operai Fiat di Pomigliano: secondo i dati della Fiom essi sarebbero aumentate di "ben" 17 centesimi al giorno (una miseria). Marchionne, invece, se la passa bene. Secondo Dragoni, le sue azioni ricevute in regalo dalla Fiat oggi valgono circa 50 milioni di euro, "un premio più alto del dividendo che la fabbrica torinese distribuisce ai soci, che è pari a 40 milioni". L'ad Fiat avrebbe venduto un quarto delle sue azioni ma, essendo residente in Svizzera, ci ha pagato meno tasse di quanto, ad esempio, pagano gli operai sui propri stipendi. Il manager italo-canadese, in media, ad oggi, ha ricevuto circa 400 mila euro al mese. Eppure l'azienda perde quote di mercato in tutta Europa, producendo, tra l'altro, sempre meno auto in Italia.

Marco Travaglio: voto 8.
In Inghilterra un ministro si è dimesso per una multa non pagata: "Sono innocente, ma non voglio governare con la distrazione di un processo". In Italia, invece, abbiamo lo scandalo della Margherita, con i 13 milioni di euro scomparsi dai bilanci del partito di centrosinistra ormai defunto. Rutelli dice che non si è accorto di nulla, mentre Bersani ha aspettato un po' prima di procedere all'espulsione di Lusi (il parlamentare che si è autoaccusato di tutto). Travaglio rammenta come, qualche giorno fa, alla Guardia di Finanza sia stato negato l'accesso al Senato, dove si era recata per controllare dei documenti sul caso Lusi nella filiale della Bnl situata all'interno di Palazzo Madama. Poi c'è la neve a Roma, con Alemanno furioso contro la Protezione civile ("il sindaco vorrebbe indietro Bertolaso") e la Protezione civile - e i cittadini romani - furiosi contro Alemanno. Visto che in questi giorni si è parlato molto di posto fisso, viene fatta una postilla sugli impieghi dei figli degli attuali ministri (anche qui sembrano emergere diversi conflitti di interessi), e sulle legislature dei nostri politici in Parlamento: ad esempio, Casini vi risiede dal 1983 e Cicchitto dal 1976. E Berlusconi? E' appena stato chiesto il rinvio a giudizio per la pubblicazione sul "Giornale" della telefonata Fassino - Consorte. E pensare che Silvio era colui che più di tutti si batteva contro l'utilizzo delle intercettazioni. Qualche critica va anche a Tremonti, reo di "aver fatto 3 scudi fiscali e depenalizzato il falso in bilancio", senza dimenticare la vicenda "Milanese".

Michele Santoro: voto 7,5.
Le note musicali di ingresso sono quelle di "Svalutation", di Adriano Celentano. Santoro non vede l'ora di sentirlo a Sanremo (a tal proposito, la settimana prossima "Servizio pubblico" non andrà in onda): "Chissà che dirà su Monti...". Dopodiché, il conduttore fa delle rettifiche sull'editoriale di Travaglio della settimana scorsa, su Michelle Martone: "Il suo relatore di laurea non è Persiani, come detto dal giornalista torinese e scritto da diversi quotidiani nazionali; non è vero che il sottosegretario ha mandato il curriculum a Catricalà, anche se è stato scritto da "L'Espresso". Anche la delega alle funzioni particolari viene smentita. Martone non è stato nemmeno consulente della Civit, e il padre ha visto Previti una sola volta e preso un solo caffè con Verdini. Fatte queste premesse richieste dal sottosegretario, Santoro si rivolge allo stesso, chiedendogli, "visto che è giovane", di venire in studio a dire le sue verità. Così, magari, potrebbe dirci -  e non solo lui - perché tra i nuovi assunti a Pomigliano non c'è alcun tesserato della Fiom, in contraddizione con la libertà di adesione sindacale e di conseguenza con la nostra Costituzione.
Per quanto riguarda i servizi video, questa settimana sono stati pochi e proposti tutti all'inizio della trasmissione: i commercianti che non riescono a vendere la frutta, con molta merce stipata nei magazzini; i tir che non fanno il pieno a causa del costo del carburante; i campi incolti, "perché non conviene più seminare, visti i ricavi nulli"; gli allevatori di bufale che svendono i propri capi per poter andare avanti.
Poi ci sono gli estratti di "Inside Job", che tutti noi dovremmo vedere (bel colpo per la trasmissione) e lo scoop di Marco Lillo de "il Fatto Quotidiano" sulla possibile morte del papa nei prossimi 12 mesi. Buona, infine, la scelta degli ospiti.


Vauro: voto 8.
Le vignette sono tutte fantastiche. Ho scelto questa, con l'ex  premier e Bersani: "Berlusconi apre al dialogo al Pd. Così parliamo un po' di figa".


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venerdì 3 febbraio 2012

I voti alla dodicesima puntata di Servizio Pubblico



"La vita davanti".


Susanna Camusso: voto 6,5.
Per il segretario della CGIL la polemica sul posto fisso è un po' "stantia", in quanto "nasconde l'idea che bisogna togliere le tutele ai lavoratori". Il 31% dei giovani è disoccupato e il 50% di essi risiede nel Mezzogiorno. Di certo la recente frase di Monti sulla "monotonia" non sarà loro piaciuta. "L'Italia è un paese in cui non è fattibile il cambiamento costante del proprio impiego". Ci sono diversi non garantiti, a causa delle forme di precariato che hanno portato a una classe di impiegati, operai et simila di serie b. Per questo, è necessaria "una riforma urgente del mercato del lavoro". Si devono cancellare i contratti flessibili, visto che "la precarietà è una delle cause della crisi". La Camusso difende a spada tratta il proprio sindacato, ricordando che "siamo stati gli unici a dire che bisogna colpire i grandi patrimoni, pagando in ragione di ciò che si ha". Purtroppo la patrimoniale non verrà istituita, perché una parte della maggioranza che regge l'esecutivo è contrario ad essa. Le ricette proposte dall'Europa non trovano grandi apprezzamenti nella CGIL, "l'austerità non ci porterà fuori dalla crisi". La situazione è grave per tutti: disoccupati, precari e chi rischia di perdere il posto di lavoro. Non ci sono soldi per gli ammortizzatori sociali, vogliono "toglierci le tutele acquisite: è una finzione che bisogna smontare".Poi c'è la questione Fiat, "azienda molto autoritaria", dove la Fiom si sta battendo per la libertà sindacale. La Camusso vuole gli investimenti, ma dipende dalle condizioni. L'amministratore delegato dell'azienda torinese non punta sulle vetture ecologiche, a differenza di quanto si sta facendo all'estero.
Chicca finale sul ministro del Lavoro: per la Fornero, il segretario rosso prova "simpatia per definizione".


Michele Tiraboschi: voto 6.
"La riforma del lavoro verrà fatta sulla testa delle persone, con la scusa di creare posti di lavoro per donne e giovani, e porterà a uno spaccamento del Pd". Il giuslavorista non ha peli sulla lingua, parte subito in quarta. "Tramite la riforma dell'art. 18 vogliono mettere all'angolo il sindacato per rafforzare una coalizione di centro" (riflessione molto interessante). Non è favorevole al posto a tempo indeterminato, perché "siamo 60 milioni, di cui 16 milioni sono lavoratori dipendenti, di cui tantissimi lavorano in nero". Sulla legge Treu non è per niente critico, anzi, la esalta, ma è consapevole che il percorso è incompleto, è mancato qualcosa. Le ingiustizie sul lavoro stanno in Italia, ma pure negli altri stati. I giovani spesso si mostrano incerti: "Non hanno le idee chiare su ciò che vogliono fare, sono lasciati soli, disorientati". Poi ci sono gli stage, una vera "tragedia". Il tirocinio è importante, per questo non bisogna farlo a fine laurea, ma durante gli studi (concordo, purché venga proposta un'esperienza seria). "C'è una frattura tra la formazione e ciò che il mondo del lavoro vuole". Col pensiero di Ichino si trova in sintonia, e un po' anche con la Fiat: "Non ci sono alternative a ciò che essa propone".

Studenti Bologna: voto 8,5.
Su Monti: "Lo sappiamo tutti che il posto fisso non esiste più, però il presidente del Consiglio potrebbe fare a cambio: a noi il posto di senatore a vita, a lui i lavori in nero e gli stage gratuiti". Tra gli studenti, c'è una ragazza con due lauree a pieni voti, che fa la stagista non retribuita (la stessa condizione in cui mi trovo io oggi. Anzi, a lei va meglio: le danno 5,50 euro l'ora, a me manco quelli). I ragazzi contestano Napolitano perché pensano che sia stato improprio dargli la laurea Honoris Causa, in un momento in cui "le lauree costano tanto e valgono zero". Hanno ragione. Una frecciatina arriva anche alla famosa "monotonia" lavorativa: "Il premier venga in banca con noi a chiedere un mutuo. Lo sa che la prima cosa che chiedono è se si ha un posto fisso?". Già, lo sa? Critiche anche per i sindacati, che "non ci rappresentano, non capiscano cos'è davvero la precarietà". C'è chi propone un reddito di cittadinanza (magari!), un sussidio economico che ci porterebbe agli standard europei. Tra gli studenti, anche un ragazzo con la partita Iva, solidale con gli operai della Fiom e schierato in difesa dell'art. 18.

Emanule, ricercatore di Oxford: voto 7.
A 28 anni è ancora un ricercatore, dunque "sfigato". Si rivolge subito alla Camusso, chiedendo che si parli più di uguaglianza. "Nello Stivale si tassa solo il lavoro! Prendiamo i soldi dai patrimoni. Ditelo a Monti, visto che lui parla tanto di equità". Bisognerebbe colpire con forza determinati ordini professionali, creando vera competizione. Il giovane è molto critico con i sindacati, troppo focalizzati sull'art. 18, "che è un falso problema". Si domanda poi a chi dobbiamo il debito e perché siamo coloro che più spendono nel mondo per le pensioni (la Camusso non è d'accordo). Esse "sono mal distribuite, diamo pensioni d'oro a chi non le merita". Pura verità.

Dipendenti Alitalia in studio: voto 10.
Per loro parla Fabio, il portavoce. La vicenda è inverosimile: lui e i suoi colleghi sono stati mandati a casa, non lavorano più pur prendendo comunque un compenso. Al loro posto l'azienda avrebbe chiamato dei lavoratori precari, che probabilmente percepiscono uno stipendio inferiore. Vicende all'italiana.

Maria, donna greca in studio: voto 7.
Conferma quanto mostrato dalle immagini del reportage in Grecia: non c'è più la classe media, la gente non ce la fa più. Nel suo paese di origine ci sono 200 famiglie senza luce e tanti bambini malnutriti. La drammaticità di ciò è dimostrata dal fatto che le onlus che dovrebbero occuparsi degli immigrati, oggi forniscono assistenza ai greci. "Italia e Grecia sono commissariati dall'Ue", e non ne è felice.

Antonio, operaio Fiat in cassa integrazione iscritto alla Fiom: voto 7,5.
A Pomigliano non hanno assunto operai iscritti al sindacato vicino alla CGIL (Travaglio si domanda se non sia una violazione costituzionale dell'art. 3), né gli rcl (ridotte capacità lavorative). Pensa che la sola Panda non possa garantire la forza lavoro in terra campana. Per Ichino prova "tenerezza", lo considera un "incapace, mi fa venire i brividi". Molto critico anche con Marchionne, reo di non aver esplicitato il piano per risollevare la Fiat. "Non c'è innovazione del prodotto. Stiamo perdendo tutto e in tutti i settori: c'è assenza industriale. Marchionne vuole solo lasciare l'Italia". Difficile contraddirlo.

Ferroviere sulla torre a Milano: voto 10.
Sono passati quasi due mesi, nel capoluogo lombardo nevica, ma lui e i suoi colleghi sono ancora lì. Il loro coraggio è da ammirare. Continuano a battersi con tenacia per poter riunire l'Italia con i treni a lunga percorrenza.


Gianni Dragoni: voto 7.
Impeccabile, come sempre. Prima un'accusa a Marchionne ("se la Fiat nel 2011 ha perso quote di mercato, la colpa è sua"), poi fa il punto su Alitalia, ricordando l'avventura dei "capitani coraggiosi". L'azienda va male. Se avessimo venduto all'epoca ad Air France ci sarebbero stati meno esuberi e soprattutto meno debiti pagati dai cittadini. Il giornalista non manca di rammentare in studio che anche i sindacati, compresa la CGIL, bocciarono il piano francese, "non facendo il bene del paese". Oggi Alitalia si è ridimensionata. I "patrioti" hanno perso più di 600 milioni in tre anni e si continua a licenziare. C'è anche la questione del monopolio garantito sulla tratta Roma-Milano, che sarebbe dovuto scadere quest'anno ma che sembra essere stato prolungato per altri 12 mesi. Che dice l'Antitrust?


Luca Bertazzoni: voto 9.
Il giornalista più mastino del programma. Fa le pulci sia a Bersani che a Franceschini, sulla questione "Lusi" e i 13 milioni di euro scomparsi. Sulle risposte (risposte?) di Bersani c'è poco da dire. Se la cava meglio, invece, il politico di Ferrara.

Marco Travaglio: voto 7.
L'incipit non è niente male: "Nel governo dei professori ne manca uno di logica". Siamo pieni di giovani disoccupati e l'esecutivo che fa? Aumenta l'età per la pensione e riforma l'art. 18. "Tanto Monti è senatore a vita, più fisso di così...". Poi l'editoriale vira su Michelle Martone, il sottosegretario al Lavoro di cui si è tanto parlato nei giorni scorsi. Il vice direttore del "Fatto Quotidiano" ricorda tutti i messaggi della rete contro di lui, all'indomani della sua dichiarazione sugli sfigati che si laureano dopo i 28 anni. Martone "ha 38 anni, veste bene, non si sa però che faccia nel governo, visto che praticamente con la Fornero non si parla". Ha una delega alle funzioni particolari (sarebbe?) e sostiene di essersi fatto da solo. A 26 anni ricercatore, a 27 professore associato, a 29 ordinario. E in tutte le commissioni che lo promuovono, stranamente, a dire di Travaglio, è sempre presente il professore col quale il sottosegretario si è laureato. Il padre di Martone nega di averlo mai raccomandato, ma il giornalista torinese dice che il suo curriculum fu portato addirittura a Marcello Dell'Utri. E a proposito di curriculum, il giovane componente della squadra di Monti dice di essere entrato nel governo dopo averne mandato uno a Catricalà. Ma, sempre secondo Travaglio, la realtà è che sarebbe stato raccomandato da Sacconi. Il vice di Padellaro rammenta poi altre cose sul giovane Michelle, che non sto qui ad elencare visto che sono state scritte su tutti i giornali nazionali. E proprio per questo motivo merita un voto in meno (poco originale). Fuori dall'editoriale critica Lusi ma soprattutto i partiti e i rimborsi elettorali, che in realtà sono finanziamenti pubblici, dato che i loro importi sono spesso maggiori alle spese. E non parliamo poi della legge che prevede che essi vengano concessi per 5 anni anche qualora la legislatura finisse prima. Sul tema ilfattoquotidiano.it ha lanciato una proposta (chi volesse saperne di più, può cliccare qui).


Michele Santoro: voto 6,5.
Entra sulle note delle Marsigliese, salutando il grande Riccardo Iacona di "Presa Diretta", seduto tra il pubblico, il quale "fa parte della Rai che ci piace". Poi cita Eugenio Scalfari, che in un suo editoriale ha affermato di sentire nell'aria le note dell'inno francese, e quindi un estremo bisogno di fratellanza, uguaglianza e libertà. Ma la Marsigliese, dice il conduttore, non può essere cantata dal Pd, vista la vicenda Lusi e i tredici milioni di euro sottratti al partito, di cui alcuni trasferiti all'estero e tornati in Italia scudati. "Come fa un partito serio ad accettare che al suo interno agiscano fondazioni diverse, con casse diverse, che fanno l'uso che gli pare dei soldi? Come si fa ad accettare che Lusi voglia aiutare Rutelli, che non sta più nemmeno nel Partito Democratico? Tutto questo è normale?". Direi di no.Questa gente siede in Parlamento, "ci rappresenta". E noi italiani? Possiamo cantare la Marsigliese "ora che lo spread è sceso sotto i 380 punti?". No. Ciò che è successo in Portogallo e in Grecia lo dimostra: "Lì hanno tagliato tutto, anche i posti di lavoro. Ma tuttora rischiano il crac". In Italia è aumentato il prezzo del carburante e della merce al supermercato. E presto avremo delle sorprese anche per luce e gas. Ci si avvia verso "una recessione che potrebbe essere del 3%". Eppure, in questo momento "ci dicono di non fare domande scomode al conducente (Monti, ndr)". Ma Santoro non demorde, e si rivolge direttamente al premier, chiedendogli di venire nella sua trasmissione, di certo meno accomodante di tante altre (e, aggiungo io, dove si fanno parecchie domande). L'anchorman salernitano menziona poi Tremonti, che nel suo ultimo libro scrive: "La finanza riduce la democrazia, governando in maniera diretta, tramite i tecnici: è un fascismo finanziario". Una frase che negli Usa, probabilmente, avrebbe suscitato diverse polemiche.
I video-servizi sono ottimi, come sempre. Prima vediamo i pescatori marchigiani e campani in sciopero contro il costo della nafta, incazzati neri con i colleghi che decidono di lavorare nonostante lo stop; poi c'è l'ex operaio greco, disoccupato, chiuso in casa; che non usa la macchina e non apre a nessuno per paura che gli taglino i fili della luce, e la gente numerosissima alla mensa dei poveri, segno che la crisi, in Grecia, paese dove i cittadini sono ormai in rivolta contro i politici, sembra aver raggiunto un punto di non ritorno (licenziamenti anche nelle tv). La testimonianza della commessa senza contratto rinnovato solo per essersi iscritta a un sindacato è incredibile, così come lo è la situazione di tante altre come lei, impiegate con contratti fasulli e buste paghe dimezzate. Addirittura c'è chi viene molestata sul lavoro, ma decide di non denunciare per paura di perderlo. Pazzesco. Sul servizio su Melfi, invece... preferisco non dire nulla, mi ha veramente inquietato.
Il voto complessivo di Santoro sarebbe potuto essere superiore al 7, se non fosse che egli interrompe malamente Fabio, il lavoratore Alitalia; fa lo stesso col ferroviere sulla torre a Milano e manda l'intervento di Dragoni, interessante come sempre, tardissimo (ieri alle 23:37), cosa che avviene ogni settimana. Risulta buona, invece, la scelta degli ospiti in relazione ai temi trattati.


Vauro: voto 8.
Queste le vignette che ho scelto: 1) Casa Rutelli. Palombelli: "Tesoro..."; Rutelli: "Ancora con sto tesoro? Cazzo, Barbara. Non ti ci mettere pure tu!". 2) Honoris causa: Napolitano laureato a 86 anni. Bossi: "Visto, Trota? Non è mai troppo tardi".


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